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Ritocco e ritrattamento

Sono stato operato al laser
e la vista è peggiorata:
posso essere rioperato?

Cheratotomia radiale negli anni '90, LASIK dieci anni fa, SMILE l'anno scorso — qualunque sia la tecnica e l'epoca, se la vista è peggiorata dopo il laser, la domanda è legittima: si può fare qualcosa?
Dr. Federico Mossa·FMH Oftalmologia·Aprile 2026·10 min di lettura

Ogni anno riceviamo pazienti che sono stati operati altrove — anni o decenni fa — e che hanno avuto una regressione o un risultato insoddisfacente. Hanno rimesso gli occhiali, si sono rassegnati, e pensano che non ci sia più nulla da fare. In molti casi, si sbagliano.

Perché la vista è peggiorata dopo il laser

Le cause sono diverse a seconda della tecnica e del tempo trascorso. Nella maggior parte dei casi, il peggioramento non è dovuto a un errore chirurgico ma a un processo biologico prevedibile:

Iperplasia epiteliale — l'epitelio si è ispessito per compensare il profilo dell'ablazione, riducendo l'effetto del trattamento. È la causa più frequente di regressione dopo PRK e TransPRK, raramente superiore a 0,50-1,00 D.

Progressione del difetto — la miopia o l'ipermetropia hanno continuato a progredire dopo l'intervento, specialmente nei pazienti operati troppo giovani o senza stabilità refrattiva documentata.

Modifiche del cristallino — con l'età, il cristallino cambia indice di rifrazione e può causare uno shift miopico (cataratta nucleare) o ipermetropico.

Presbiopia — il paziente emmetrope dopo il laser diventa presbite come chiunque altro attorno ai 45 anni. Non è una regressione: è fisiologia.

Instabilità corneale post-LASIK — in rari casi, il flap LASIK può causare un indebolimento biomeccanico progressivo con ectasia tardiva. La tomografia MS-39 identifica questi casi prima di qualsiasi ritocco.

Caso per caso: cosa si può fare

Dopo cheratotomia radiale (anni '80-'90)

La cheratotomia radiale (RK) è la tecnica più antica: incisioni radiali nella cornea per appiattirla e correggere la miopia. Queste cornee sono le più complesse da ritrattare perché la struttura è stata modificata in modo non uniforme, lo spessore varia lungo le incisioni, e la cornea è spesso biomeccanicamente instabile. Tuttavia, molti pazienti con RK sviluppano negli anni uno shift ipermetropico progressivo (la cornea continua ad appiattirsi) che può essere significativo.

La TransPRK è l'unica tecnica ragionevole per questi pazienti: non si può creare un flap su una cornea con incisioni radiali (rischio di rottura irregolare), e la SMILE è controindicata per la stessa ragione. La TransPRK lavora in superficie, senza contatto meccanico, e il profilo di ablazione può essere calcolato sulla topografia specifica — incluse le irregolarità indotte dalle incisioni. La simulazione ForeSight è indispensabile in questi casi.

Dopo LASIK

Il ritocco dopo LASIK può teoricamente essere eseguito risollevando il flap originale. Ma questa opzione presenta rischi crescenti con il tempo: il flap aderisce progressivamente allo stroma sottostante, il risollevamento diventa difficile, e l'interfaccia può sviluppare epithelial ingrowth (crescita epiteliale sotto il flap) o Diffuse Lamellar Keratitis. Dopo 2-3 anni, il risollevamento del flap è sconsigliato dalla maggior parte dei chirurghi refrattivi.

La soluzione? TransPRK sopra il flap. Il laser lavora sulla superficie del flap esistente — senza risollevarlo, senza toccarlo, senza creare una nuova interfaccia. L'ablazione avviene sull'epitelio e sullo stroma superficiale del flap, esattamente come su una cornea vergine. La mappa epiteliale dell'MS-39 mostra lo spessore del flap e dell'epitelio sopra il flap, permettendo di calcolare con precisione la profondità di ablazione sicura.

Dopo PRK o TransPRK

Il ritocco dopo un trattamento di superficie è il più semplice: non c'è flap, non c'è interfaccia, non c'è cap. La TransPRK lavora di nuovo sulla superficie, con un nuovo profilo calcolato sui dati post-operatori attuali. L'iperplasia epiteliale — se presente — viene ablata insieme all'epitelio nel primo passaggio del laser. Il ritocco è tecnicamente identico al trattamento primario.

Dopo SMILE

Il ritocco dopo SMILE è il caso più problematico. La SMILE non crea un flap: crea un cap (calotta intatta) e rimuove un lenticolo intrastromale. Non esiste un'interfaccia da risollevare come nella LASIK. Le opzioni sono due: creare un flap LASIK sopra il cap (tecnicamente rischioso — il piano di clivaggio del cap può interferire con il flap), oppure eseguire una TransPRK di superficie sopra il cap intatto.

La TransPRK è la scelta raccomandata dalla letteratura e dalla maggior parte dei chirurghi refrattivi. Il laser lavora sulla superficie — epitelio e stroma superficiale — senza toccare il cap né il piano intrastromale del lenticolo. È l'unica tecnica che non interagisce con l'interfaccia SMILE.

Un dato che fa riflettere.

Dopo cheratotomia radiale → il ritocco è in TransPRK.
Dopo LASIK → il ritocco è in TransPRK.
Dopo PRK → il ritocco è in TransPRK.
Dopo SMILE → il ritocco è in TransPRK.

Qualunque sia la tecnica originale, quando le cose non vanno come previsto, la soluzione è sempre la stessa: un trattamento di superficie senza contatto, senza flap, senza interfaccia.

La domanda sorge spontanea: perché non averlo fatto la prima volta?

Cosa valutiamo prima di rioperare

Il ritocco non è automatico. Prima di procedere, eseguiamo una visita diagnostica completa con:

Tomografia MS-39 — per verificare lo spessore corneale residuo (deve essere sufficiente per una nuova ablazione), la regolarità della superficie anteriore e posteriore, e l'assenza di ectasia post-chirurgica.

Mappa epiteliale — per quantificare l'iperplasia e distinguere la regressione epiteliale dalla regressione stromale. Questa informazione cambia il calcolo dell'ablazione.

Aberrometria Peramis — per decidere se il ritocco deve essere aberration-free o wavefront-guided. Dopo un intervento precedente, le aberrazioni di alto ordine sono spesso elevate — un trattamento wavefront-guided può migliorare non solo l'acuità ma anche la qualità della visione.

Simulazione ForeSight — per visualizzare il risultato atteso del ritocco su una cornea già modificata. In questi casi, la simulazione è ancora più preziosa che nel trattamento primario.

Pachimetria stromale residua — il parametro di sicurezza fondamentale. Se lo spessore residuo dopo il ritocco scenderebbe sotto 250 µm, non operiamo.

Quando il ritocco non è possibile

In una minoranza di casi, il ritocco laser non è fattibile: cornea troppo sottile, ectasia post-chirurgica, irregolarità non correggibile con il laser. In questi casi, le alternative sono le lenti a contatto rigide gas-permeabili (RGP) — che correggono la superficie irregolare — o, nei casi più complessi, il cross-linking per stabilizzare la cornea prima di qualsiasi ulteriore intervento.

La nostra esperienza

In oltre 30 anni di chirurgia refrattiva (dal 1996), ho rioperato pazienti provenienti da ogni tipo di chirurgia precedente: cheratotomie radiali degli anni '90, LASIK degli anni 2000, PRK, e più recentemente SMILE. Il laser AMARIS 1050RS, la tomografia MS-39, la mappa epiteliale e la simulazione ForeSight rendono questi ritocchi più sicuri e più prevedibili che mai. Ma la condizione essenziale resta la stessa: misurare tutto prima di toccare la cornea.

Se è stato operato al laser e la sua vista è peggiorata, non si rassegni. Venga a fare una visita diagnostica gratuita. Misuriamo, simuliamo, e le diciamo con onestà cosa si può fare — e cosa no.

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Dr. Federico Mossa
FMH Oftalmologia · Direttore medico CEMO
Specializzazione University of Oxford. +25'000 interventi.
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Dr. Federico MossaFMH Oftalmologia  ·  Direttore medico CEMO dal 2011  ·  +25'000 interventi  ·  6 pubblicazioni: JCRS · JAMA · BJO · Eye · Springer  ·  Aggiornato Aprile 2026
FMHISO 9001/13485+25k interventi4 cliniche CHGaranzia 5 anni6 PubMed
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